Re Wine, Vini Rossi

Una storia appassionante: il sangiovese

E’ lunga ed appassionante la storia del Sangiovese, sicuramente uno dei vitigni italici più importanti: ha origini antiche se è vero che si affermò – con il nome di sanguis Jovis ( sangue di Giove, da cui si pensa derivi l’odierno Sangiovese) -, come sostengono alcuni autori, già in epoca etrusca. le prime notizie sicure sul vitigno sono del Cinquecento e testimoniano che le radici, certamente più antiche, affondano nel territorio dell’Appennino centrale compreso tra Umbria, Marche, Romagna e Toscana. Non è possibile designare con certezza l’ iniziale zona di origine, a lungo disputata tra Toscana e Romagna. In verità però recenti acquisizioni a livello di studi genetici suggeriscono un possibile spostamento di tale origine più a sud, visto che il Sangiovese parrebbe derivare da un incrocio tra il Ciliegiolo e un vitigno minore della Campania, che potrebbe essere il Calabrese Montenuovo oppure il Palummina Mirabella (Vouillamoz, 2004). La prima descrizione di un vitigno denominato Sangioveto o Sangiogheto ci arriva da Gianvettorio Soderini (1590) che lo definisce “vitigno sugoso e pienissimo di vino” […] ” che non fallisce mai”; al contempo sembra strano che nello stesso periodo il Bacci non nomini mai il Sangioveto. Verso la fine del Seicento è la bellissima tela di Bartolomeo Bimbi, oggi esposta nella Galleria Palatina di Firenze, che raffigura una varietà di uva nominata Sangioveto. Più tardi è di Trinci (1726) a presentare il vitigno utilizzando questa volta il termine San Zoveto, dando inizio a una sequenza di studi e citazioni che si susseguono negli anni. Nell’ottocento il Sangioveto inizia ad essere catalogato in associazione ad aggettivi differenti ( comune, forte e romano i più usati) mentre nel territorio di Montepulciano, in provincia di Siena, comincia ad apparire il termine Prugnolo. Ma la storia del Sangiovese non è tutta Toscana: in Romagna si ha notizia ( grazie ad un documento recuperato nell’archivio della famiglia Zauli Naldi) di una vendita di vino Sangiovese nel 1721 e in un documento ancora precedente (1651), conservato nell’archivio di Stato di Faenza, si registra un carico di uva Sanzuvesa. Iniziano pertanto a distinguersi le due dizioni, Sangioveto in Toscana e Sangiovese in Romagna, mentre attorno alla fine dell’Ottocento cominciano a sorgere i dubbi sulla similitudine tra Prugnolo e Sangioveto, e in seguito su quella tra il Sangioveto e l’uva Prunello coltivata a Montalcino (Siena), assai somigliante al Prugnolo di Montepulciano. La Commissione Ampelografica della provincia di Siena nel 1876 distingue e assimila tra loro il Sangioveto coltivato nel Chianti, il Prugnolo di Montepulciano e il Brunello diffuso a Montalcino; per quanto riguarda il Sangioveto annota una sottovarietà denominata Sangioveto Piccolo, che si vuole simile al Sangiovese di Forlì. Nell’ultimo secolo sono più di cinquanta le denominazioni di Sangiovese utilizzate da storici e ampelografi per designare biotipi differenti dello stesso vitigno. A fare ordine ha provveduto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano che, dopo aver analizzato 30 diverse accessioni, ha avanzato le seguenti conclusioni: è giusto distinguere il vitigno in due grandi gruppi, quelli del Sangiovese Piccolo e Sangiovese Grosso, dove la differenza sta nella maggiore o minore grandezza dell’acino. Appartengono al primo gruppo il Sangiovese Piccolo di Montalcino e il Morellino di Scansano ( mentre il Morellino di Pitigliano non fa parte della famiglia dei Sangiovesi ). Del gruppo del Sangiovese grosso fanno parte, pur presentando caratteristiche morfologiche differenti tra loro, il Brunello, il Sangiovese Grosso di Lemole, il Sangiovese Montanino, il Sangiovese Romagnolo ( detto anche Nostrano o del Cannello Lungo), il Sangiovese Marchigiano e il Nielluccio coltivato in Corsica. Per quanto riguarda il Prugnolo Gentile coltivato a Montepulciano, sarebbe un Sangiovese Grosso e pertanto la sua iscrizione al Registro Nazionale delle Varità di Vite come vitigno autonomo andrebbe cancellata.

Diffusione,

il Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più coltivato d’Italia, dove occupa circa l’11% della superficie viticola. E’ diffuso in tutte le province della Toscana, della Romagna, delle Marche, dell’ Umbria, del Lazio, dell’Abruzzo, del Molise, della Puglia e della Basilicata, in quasi tutte quelle della Sicilia (tranne Siracusa), della Sardegna ( tranne Nuoro) e della Campania ( tranne Caserta, Avellino e Napoli). Al Nord è presente sporadicamente nelle province di Torino, Brescia, Mantova e La Spezia. Sono più di un centinaio le Doc ( e quattro le DOCG: Chianti, Brunello di Montalcino, Carmignano, Vino Nobile di Montepulciano ) che prevedono la presenza del Sangiovese.

Il Vino

è molto difficile tratteggiare caratteristiche comuni per un Sangiovese, tanta è la differenza di espressione che riesce a dare. Se vinificato in acciaio dà origine a un vino di notevole freschezza, floreale e leggermente fruttato ( ciliegia), abbastanza leggero, equilibrato, asciutto, sorretto da una buona acidità e mai troppo scuro nel colore. Se affinato in rovere ( dove riesce a invecchiare bene anche a lungo) arrotonda i suoi “spigoli” e diventa speziato, armonico, pur conservando una gradevole astringenza, e capace di durare nel tempo.

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One thought on “Una storia appassionante: il sangiovese

  1. DIANA ha detto:

    Ottimo articolo
    Esaudiente e dettagliato

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